27 novembre 2017

La fibrillazione atriale è una delle aritmie più frequenti, in crescente aumento negli ultimi decenni. Colpisce prevalentemente persone al di sopra dei 40 anni, con un’incidenza che aumenta con l’età e che risulta più alta tra gli uomini. Ne parliamo con Margherita Dell’Orto, responsabile di Cardiologia di Humanitas San Pio X, a Milano.

Il disturbo

Quando il cuore funziona bene, è come se ci fosse un direttore d’orchestra che sincronizza gli sforzi delle fibre cardiache facendo in modo che si contraggano, insieme e secondo il giusto ritmo, dall’atrio al ventricolo. Si ha fibrillazione atriale quando le fibre dell’atrio si muovono in maniera disorganizzata, ottenendo come risultato l’annullamento della contrazione atriale.

I rischi

Questa situazione di rallentamento del flusso sanguigno negli atri predispone alla formazione di trombi, flocculi di sangue addensato che, dal cuore, possono essere spinti nei vasi sanguigni principali (aorta e arteria polmonare) e finire in qualunque distretto del corpo, causando per esempio ictus, embolia polmonare o ischemia in qualunque altro organo o apparato.

Le cause

Tra le cause scatenanti un episodio di fibrillazione atriale troviamo bassi livelli di potassio nel sangue, fattore che può essere indotto da diuretici, diarrea, anomalie della tiroide o episodi di forte e protratta sudorazione (facilitata da esposizione ad elevate temperature estive oppure, negli atleti, dalla pratica di attività intense).

Il potassio

La dieta è la prima forma di cura: sì all’assunzione di alimenti particolarmente ricchi di potassio, presente in quasi tutta la frutta e la verdura. In particolare, banane, albicocche, spinaci, patate, funghi, avocado e mandorle. Per una dieta bilanciata e personalizzata, è bene rivolgersi a uno specialista. Sarà il medico, sulla base delle analisi del sangue, a prescrivere eventuali integratori, che vanno assunti con attenzione perché un eccesso di potassio nel sangue è ugualmente dannoso. Anche persone che soffrono di insufficienza renale devono integrare il potassio con attenzione solo su indicazione medica per evitare di incorrere nel rischio di pericolose iperpotassiemie.

La prevenzione

Mantenere sotto controllo le tre principali cause di questa patologia: ipertensione arteriosa (soprattutto quando associata a una condizione di sovrappeso), disturbi tiroidei e ovviamente una bassa potassiemia (il livello di potassio nel sangue). Per ottenere quest’ultimo dato basta un esame del sangue.